La redazione di un piano di rischio per valutare l’impatto dell’adozione di un’applicazioni Web all’interno di un contesto aziendale

25 maggio 2009

Il rischio in ambito informatico è un concetto legato alla probabilità che un evento possa influenzare negativamente il business per cui un’infrastruttura è stata realizzata.

La definizione di un piano di rischio nell’ambito web è un’operazione complessa e articolata, che prevede una profonda conoscenza del tipo di business trattato dalle web application, delle vulnerabilità e delle classi di attacco. L’analisi e la stesura del piano di rischio non possono essere sviluppate secondo i tradizionali criteri e fattori di cui tiene conto la “security governance”, limitando la considerazione dell’analisi della frequenza e della quantità di rischi avvenuti in precedenza, ritenendo opportuno orientare il modello di rischio al business e non all’incidentalità. Molte aziende possiedono una classificazione dei loro asset, in modo da formalizzare quali siano gli asset prioritari nel loro business. Nel caso in cui queste priorità non siano formalizzate è compito della direzione aziendale definirle. La valutazione dei rischi dovrebbe essere un’operazione ciclica e continuativa, tale da permettere una definizione delle priorità in concretezza con l’evoluzione del business nel tempo.

RISCHIO= Probabilità di rischio * impatto sul business

Nell’identificazione della probabilità di rischio le due componenti principali sono i fattori legati alla vulnerabilità e alle figure che potrebbero sfruttare la vulnerabilità:

- Facilità di scoperta della vulnerabilità (è possibile individuarla con sistemi di scansione automatizzata?)
- Facilità di attacco (dispendioso in termini di tempo? Richiede skills elevati? Quante aree della struttura devono venire coinvolte per portare a termine l’attacco? Sono presenti tools per lo sfruttamento della vulnerabilità riscontrata? Numero di attaccanti necessari?) – Appetibilità del dato (dati economici, dati industriali, dati personali, dati giudiziari, dati sensibili) L’impatto sul business è caratterizzato invece da un risvolto tecnico e uno funzionale Impatto tecnico – compromissione dell’integrità o della confidenzialità del dato – Numero di asset coinvolti? – L’attacco è tracciabile ai fini della sicurezza? – Quanto tempo è necessario dedicare al ripristino dell’infrastruttura dopo l’attacco? Impatto funzionale – danno finanziario, perdita di immagine, mancanza di segretezza, diffusione di dati personali relativi a terzi – Sono stati trasferiti fondi economici? – Ha impedito le vendite per un periodo considerevole? – Ha reso impossibile l’accesso all’applicazione web in un momento cruciale per il business aziendale? – L’attacco ha un risvolto economico nelle quotazioni aziendali? – Sono stati acquisiti piani di produzione coperti da segreto? – Espone l’azienda a richieste di risarcimento da parte di terzi per violazione della privacy? Una volta definito il rischio nella probabilità e nell’impatto sugli asset rispetto alle vulnerabilità di ogni classe di attacco (code injection, source code disclosure, special characters insertions, ssi, xxs, bypassing authentication schema, bypassing authorization schema, path traversal, command injection, crittanalisi, denial of service, man in the middle, etc), è necessario assegnare un risk rating alle singole casistiche identificate durante le fasi di test. Questa operazione permetterà al gruppo di sviluppo di correggere le vulnerabilità riducendo il tempo di risoluzione tramite un indirizzamento prioritario per criticità. I valori da assegnare dovranno essere rappresentativi e chiara espressione della condizione di sicurezza dell’applicazione, ad esempio (null, low, medium, hight, critical), o tramite una scala di valori compresi in un range limitato e ben definito (1-5, 1-10). Si renderà necessario archiviare i risultati di ogni WAPT su un database di “versioning”, inserendo: – nome del tester – data di verifica – nome e versione dell’applicazione testata – versione del report – tools impiegati per l’analisi – procedura dettagliata per la riproduzione di ogni evento rilevante ai fini della sicurezza rilevato – report breve contenente link, variabile vulnerabile, tipo di vulnerabilità e attacco per il gruppo di sviluppo ed il cliente. Il rischio nell’area business è ciò che giustifica un investimento nella sicurezza. Spesso valutazioni superficiali e poco tecniche, sottovalutano il danno arrecato in termini di immagine rispetto ai propri clienti o le proprie responsabilità nei casi in cui del materiale contenente dati personali venga reso pubblico, andando incontro a spese maggiori a incidente avvenuto. Articolo tratto da PMI.IT scritto da Saverio Rizza


Author: Saverio Rizza Categories: Lavoro

Stipendi e consulenze ICT

15 aprile 2009

“Qualche anno fa, una famosa ditta americana di consegne, aveva la caratteristica di consegnare dei pacchi entro un tempo definito, altrimenti il cliente non avrebbe pagato la spedizione.

Si bloccò la catena dei macchianari… fu il PANICO! Non c’era una spiegazione a tutto questo! Nessuno ci capiva niente e non c’era versi di far ripartire le macchine: risultato, migliaia di dollari che venivano persi ogni minuto che passava!

Chiamarono il tecnico adetto alle macchine e dopo averci pensato su… egli ebbe un’illuminazione…

prese un cacciavite ed a colpo sicuro, girò una piccola vite nascosta. MIRACOLO! LE MACCHINE RIPARTIRONO.

Tutti a ringraziare il tecnico come salvatore dell’azienda.

Al momento che li fu chiesta la sua meritata parcella… il direttore, quasi svenì quando si sentì sparare l’esuberante cifra di 10.000$!
10.000$ per girare una vite? E’ un furto!, urlò il direttore indignato.

‘Pretendo che lei scriva i dettagli del suo operato!’ , continuò il direttore, sempre più indignato.

Il tecnico prese un foglio e la penna, scrisse i dettagli del suo lavoro e lo consegnò al direttore. Il direttore, dopo averlo visto, si rese conto….

ed ordinò alla sua segretaria di pagare 10.000$ al tecnico”.

Cosa c’era scritto di tanto straordinario in quel foglio, da far cambiare completamente idea al direttore?

“Girare la vite = 1$;

Sapere quale vite girare = 9999$”


Author: Saverio Rizza Categories: Lavoro

La sicurezza nelle applicazioni web

9 aprile 2009

L’uso di un’applicazione Web all’interno dell’azienda può causare rischi dal punto di vista della sicurezza. Un’analisi dettagliata delle funzionalità consente di evitare problemi e perdita di dati

L’adozione in ambito aziendale di applicazioni o basate sul Web siti complessi introduce nuovi scenari per quanto riguarda la sicurezza dei dati. L’uso di linguaggi di programmazione dinamici e la diffusione di servizi distribuiti per l’autenticazione e la gestione dei dati rende necessario includere, nel ciclo di sviluppo di una applicazione web complessa, strumenti di analisi della sua sicurezza applicativa.

Un amministratore di sistema dovrebbe, nel momento in cui adotta per la propria azienda un applicativo web, operare un’analisi approfondita delle possibili vulnerabilità cui va incontro. Sottovalutare l’hardening applicativo rischia di sottoporre l’intera struttura a rischi critici, permettendo ad un attaccante di sfruttare le web application per eseguire azioni fraudolente sull’intera rete aziendale, rendendo in molti casi inutile la presenza di sonde di monitoraggio, firewall e nids.

Cos’è un WAPT
Le applicazioni web interagiscono con l’utente ricevendo in ingresso dati non complessi che vengono elaborati, a volte correlati, a volte cifrati, e forniti a tecnologie sottostanti quali application server e database relazionali o servizi di vario genere come gateway, server smtp, server proxy e così via.

La fase di elaborazione del dato, oltre alla funzione per cui è stata definita, deve prevedere necessariamente una verifica dell’input fornito dall’utente sull’applicazione, sia per quanto riguarda la consistenza del dato sia per quanto riguarda l’epurazione dell’input da codice nocivo che potrebbe alterare il comportamento o l’aspetto dell’applicazione in modo non previsto.

Un WAPT (web applications penetration test) è un test di valutazione della sicurezza di una web application basato sull’individuazione e la valutazione di eventuali problematiche (vulnerabilità) legate esclusivamente all’ambito della sicurezza.

Per vulnerabilità si intende una debolezza che qualora sfruttata da una eventuale minaccia possa compromettere l’integrità o la confidenzialità o la disponibilità del dato, generando un evento rilevante ai fini della sicurezza. Un evento rilevante ai fini della sicurezza è un’alterazione nel comportamento e/o nell’aspetto dell’applicazione dovuto allo sfruttamento di una vulnerabilità.

Nonostante non vi sia attualmente uno standard riconosciuto in vigore per l’esecuzione di un WAPT, il progetto OWASP (The Open Web Application Security Project) fornisce numerose linee guida e documentazione sulle procedure di analisi e sfruttamento delle vulnerabilità. Questo consente di adottare una metodologia di testing con cui affrontare in modo sistematico e completo la corretta implementazione delle numerose tecnologie che possono trovarsi all’interno di una pagina web.

Un WAPT è composto da quattro fasi fondamentali:

  • Studio dell’applicazione.
  • Ricerca delle vulnerabilità.
  • Definizione del rischio per ogni vulnerabilità riscontrata.
  • Compilazione della documentazione per il gruppo di sviluppo e per il cliente.

L’ambito metodologico di verifica
Il WAPT può essere eseguito in ambito blackbox (o zero knowledge che dir si voglia) o in ambito whitebox (full knowledge). La differenza è sostanziale e prevede un differente approccio del penetration tester (colui che esegue il test) alla verifica dell’applicazione.

Ambito whitebox

Il WAPT viene condotto tramite visione delle specifiche funzionali e del codice sorgente dell’applicazione, ricercando le vulnerabilità legate al linguaggio impiegato per lo sviluppo dell’applicazione e le vulnerabilità architetturali tipiche di una web application.

Dovrebbe essere adottato come integrazione del ciclo di vita del software, andandosi a collocare subito dopo le fasi di progettazione e scrittura del codice, esattamente nella fase di collaudo precedente alla messa in esercizio nell’ambiente di produzione.

Requisiti
Assegnare il testing del software ad un programmatore che non appartenga al team di sviluppo: gli errori commessi durante la stesura del codice spesso non sono dovuti a semplice distrazione ma a convinzioni errate di sviluppo, soprattutto per quanto concerne la sicurezza.

Pro

  • È possibile individuare tutti i possibili bug che affliggono l’applicazione.
  • Automatizzando la procedura di verifica si riesce ad ottenere un notevole vantaggio in termini di tempo rispetto alla verifica blackbox.
  • Semplifica il passaggio dalla fase di “debugging” a quella di correzione del codice grazie all’individuazione del segmento di codice che ha avuto rilevanza ai fini della sicurezza.

Contro

  • Difficilmente un buon programmatore accetta di buon grado di fare del testing.
  • Questo tipo di ambito non è applicabile a tutte le tipologie di sviluppo, particolarmente per motivi di segretezza del business.
  • I richiami a funzioni contenute in librerie compilate la cui realizzazione è stata eseguita da terze parti non sono analizzabili (se non tramite reverse engineering).

Ambito blackbox
Il WAPT avviene senza una conoscenza della logica funzionale dell’applicazione e del suo codice sorgente, attaccando gli entry points e i cookies tramite l’inserimento di pattern d’attacco. Secondo esperienza e competenze del tester, si comprenderà la logica applicativa e i controlli eseguiti dalle applicazioni sull’input tramite l’analisi dell’output, riscontrando possibili anomalie nel comportamento o nell’aspetto dell’applicazione.

Requisiti
Assegnare a molte persone lo stesso compito di verifica significa avere diversi approcci creativi nella fase di ricerca delle vulnerabilità.
Pro

  • Il tester non deve essere necessariamente un programmatore, pur dovendo mantenere un background tecnico relativamente alle tecnologie connesse alle applicazioni da testare.
  • Permette il testing anche a personale non interno al progetto che per motivi di segretezza non deve avere la possibilità di accedere al codice sorgente; risulta quindi possibile assegnare ad aziende estranee alle fasi di sviluppo l’esecuzione dei WAPT.

Contro

  • Può rilevarsi molto complesso e dispendioso in termini di tempo.
  • Non permette una verifica esaustiva degli algoritmi di crittografia proprietari (si dovrebbe considerare per assioma che gli algoritmi di crittografia proprietari siano vulnerabili).
  • Garantisce una sicurezza inferiore rispetto all’analisi whitebox.

Tratto da PMI, redatto da Saverio Rizza.


Author: Saverio Rizza Categories: Lavoro

Utopia pirata

16 marzo 2009

In questa sede, a scanso di equivoci, la parola “hacker” viene intesa come colui che penetra reti informatiche, manomette sistemi, altera/manipola informazioni, ovvero l’hacker visto come un attore nello scenario dell’information warfare.
Questa e’ probabilmente l’accezione “peggiore” del termine, che alcuni fanno coincidere con il termine “cracker”.

Una volta alla domanda “ti consideri un hacker” risposi che “non mi curo molto delle definizioni”.
“Definire e’ limitare”.
Considero l’assenza di definizione una caratteristica fondamentale della mentalita’ “hacker”, mentalita’ che rigetta la banalizzazione e gli schemi cristallizzati.

Oggi senza il minimo dubbio risponderei che mi considero un pirata, fieramente pirata. Rivendico la pericolosita’ delle forme radicali di libertarismo e di pensiero. Pirata senza “se” e senza “ma”.
Se gli hacker sono quelli che sognano di diventare impiegati della sicurezza, bottegai della rete, professorini in cattedra, io
sono un pirata. Se gli hacker sono i cagnolini da guardia dell’ipocrisia io voglio essere il lupo cattivo !

Sono un pirata e sventolo con orgoglio il “jolly roger”, la bandiera dei pirati.

Lo scopo dei pirati non e’ quello di portare “sicurezza”, diventare i poliziotti di quartire della sottorete o i marines del cyberspazio; lo scopo del pirata e’ “liberare”: ci ricordiamo o no che l’informazione VUOLE essere libera ?

In questo breve articolo voglio presentare aspetti originali dell’hacking (anzi piu’ che “presentare” voglio “creare”). Si parlera’ di guerriglia urbana, guerra dell’informazione, filosofi cinesi e addirittura alchimia, l’Arte delle trasmutazioni…
Chi si sente un po’ pirata e vuole seguire l’Utopia Pirata prosegua nella lettura. Chi invece si sente disgustato dal vessillo piratesco abbandoni la lettura e vada a compilare il kernel.

LA LEZi0NE DEl BLACK-BL0C
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Molti ricorderanno i fatti del 2001 a Genova durante l’incontro degli 8 grandi Paesi industrializzati (G8). La citta’ e devastata da bande di teppisti guidati dalla punta di diamante denominata “black-bloc”; In questa sede non si vuole discutere l’aspetto morale della vicenda, la questione della Globalizzazione e le presunte manovre dei servizi informativi e di sicurezza che avrebbero infiltrato i teppisti e agito da provocatori, minando
la credibilita’ della parte sana (la maggioranza) del cosiddetto “popolo di Seattle”.
Quindi al di la’ delle considerazioni politiche e morali, l’azione del black-bloc ci interessa dal punto di vista strategico.
La capacita’ di colpire e svanire, rovesciare i rapporti di forza, adeguare la propria azione alla situazione urbana (procurandosi le “armi” e gli strumenti sul posto) mettono in luce la preparazione e la conoscenza dei principi di guerriglia o piu’ in generale di “guerra”, come la considerava il generale-filosofo cinese Sun-Tzu autore del “Ping-fa”, celebre trattato conosciuto dalle nostre parti con il titolo “L’arte della guerra”.
Analizzando l’opera di Sun-Tzu ci accorgiamo che i suoi insegnamenti possono essere applicati all’hacking (e alla guerra dell’informazione).

SUN-TZU:L’ARTE DELL’HACKiNG
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Misterioso generale e filosofo vissuto in Cina 2500 anni fa, Sun-Tzu e’ ancora uno dei piu’ apprezzati strateghi della storia.
La sua “guerra” deve venire intesa in senso piu’ generale come “strategia”.
Ai nostri tempi i teorici dell’Information Warfare sono profondamente influenzati dal pensiero di Sun-Tzu; infatti le sue teorie possono facilmente essere adattate agli scenari di cyberwar, nel nostro caso all’hacking (network warfare).
Non e’ questa la sede per analizzare l’opera del Maestro cinese; qui ci limitiamo a ricordare alcuni concetti fondamentali, ovvero:
1) la “guerra” si vince attacando la strategia nemica: se l’avversario non ha una strategiala vittoria e’ certa.
2) la “guerra” si vince adattandosi alle circostanza e al territorio della battaglia.
3) Alla base di ogni guerra c’e’ l’inganno.
Possiamo concludere affermando che se l’Arte della guerra e’ “l’Arte di ottenere cambiamenti conformi alla propria volonta’”, l’arte dell’hacking e’ “l’Arte di ottenere cambiamenti conformi alla propria volonta’ nella dimensione ciberspaziale”.

INF0RMATi0N WARFARE
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Sulla base dei principi appena esposti (strategia,territorio,inganno), possiamo cercare di adattare gli antichi insegnamenti alle moderne operazioni di hacking in uno scenario di Information Warfare.
Information Warfare o “guerra dell’informazione”, cos’e'?

Prima di cercare una definizione vediamo gli altri nomi con la quale viene definita: I-War, Cyberwar, C4IW.
Il primo non e’ che un’abbreviazione; il secondo termine, benche’ evocativo non ci dice molto, forse ci rimanda alla letteratura cyberpunk ma nulla piu’.
La sigla che colpisce e’ C4IW. Che significa ? Command,Control,Communications,Computer & Intelligence Warfare, ovvero una guerra ha come obiettivi/attori tutti gli aspetti del comando/controllo, i sistemi di comunicazione, le reti computerizzate e le strutture di intelligence (servizi segreti).

In pratica si tratta di una forma di guerra che prevede l’uso dell’informazione come arma.
Quindi C4IW si intende in forma simmettrica, ovvero attacco e difesa.

Eistono diversi livelli di I-War, o meglio diverse dimensioni:
1) Comando e controllo:
Operazioni che hanno lo scopo di “decapitare” i centri decisionali avversari e allo stesso tempo difendere i propri.
2) Operazioni Psicologiche (PSYOP):
Azioni che intendono influenzare le popolazioni (sia amiche sia nemiche) e i centri decisionali avversari; classico esempio e’ la disinformazione, l’inganno mediatico.
3) Electronic Warfare:
Azioni di disturbo condotte contro le strutture nemiche (jamming delle comunicazioni, del sistema di posizionamento globale).
4) Intelligence:
Questo e’ abbastanza chiaro, operazioni di intelligence sia classico (HUMINT, human-intelligence) fatto
di agenti sul campo, infiltrati; sia di SIGINT (Intelligence dei segnali): intercettazione delle
comunicazioni.
5) Network Warfare:
Qui entrano in scena gli hackers. Il campo di battaglia e’ la Rete o le reti informatiche, i database (alterazione o eliminazione); attacchi DoS, furto di informazioni; alterazione strategica di documenti e contenuti.
Come si vede lo scenario e’ vasto e affascinante. Si intuisce che le diverse dimensioni si possono sovrapporre. Per esempio le operazioni psicologiche possono far ricorso a tecniche di electronic warfare: e’ celebre il “Commando Solo”, un aereo carico di apparati elettronici in grado di trasmettere messaggi propagandistici sulle frequenze televisive e radiofoniche e di disturbare (jamming) le trasmissioni “fastidiose” per la strategia.
Alla luce di quanto detto, la lettura della recente seconda Guerra del Golfo forse sara’ piu’ chiara, a partire dal primo giorno con le misteriose notizie sulla sorte del vice primo ministro iracheno Tarek-Aziz; agli errori dei missili guidati dal GPS (possibile jamming); alle trasmissioni degli appelli di Bush e Blair, lanciati dal “Commando Solo”; senza dimenticare che il sito in lingua inglese di “Al-Jazeera”, (la tv satellitare del Qatar) e’ stato down per diversi giorni sotto reiterati attacchi DoS…

YiN-YANG, S0LVE ET C0AGULA
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Torniamo in Cina. Il cuore dell’opera di Sun-Tzu e’ il Taoismo, filosofia che permea tutta la grandiosa cultura cinese. Alla base del Taoismo vi e’ la teoria delle forze contrapposte, dello yin e dello yang; il Mondo si muove intorno a queste forze in continuo movimento.
Il Saggio “intuisce” il Tao e riesce ad usare queste forze per agire sulla Realta’.
Gli stessi principi si trovano nel grande libro dell’ I-Ching dove in forma di linee continue e interrotte si manifesta ancora il concetto delle due forze (positive e negative).
E ancora una volta, sono questi i principi che si trovano alla base delle arti marziali, la capacita’ di usare la forza del nemico a proprio vantaggio.
Queste teorie sono solo apparantemente appartenenti a una cultura e a una Tradizione lontana.
In realta’ anche in Occidente si realizzo’ una dottrina basata sui medesimi principi.
A differenza della Cina pero’ queste dottrine non ebbero una diffusione chiara e popolare, ma ebbero una diffusione esoterica. Nel corso del Rinascimento si diffuse in Europa la
filosofia ermetica, che sta alla base dell’Alchimia.
L’Alchimia, ovvero l’Arte delle trasformazioni, si basa su principi simili a quelli taoisti.
“Solve et Coagula”, ovvero “dissolvi e solidifica”, azioni contrarie e complementari; il Saggio, che conosce “l’Arte” e’ in grado di usarla con sapienza per ottenere i “mutamenti conformi
alla propria volonta’”.
Conoscendo questa scienza, delle Forze, del Pieno e del Vuoto, si conosco i segreti che permettono allo stratega di indurre il nemico ad agire secondo i propri desideri; o gli permettono di usare a proprio vantaggio la forza nemica.

IL BUSHIDO M0DERN0
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Abbiamo visto che gli hacker sono attori principali nel nuovo scenario della guerra dell’informazione.
Ma a questo hacker non basta piu’ la conoscenza tecnica; abbiamo visto che l’ingrediente fondamentale per la riuscita delle Azioni e’ la strategia. L’hacker non vince la sua battaglia attaccando un dispositivo
(router,server,client,operatore…), ma attancando la strategia complessiva del sistema interessato.
Un’oculata strategia porta inevitabilmente alla vittoria; una vasta e precisa operazione di intelligence (raccolta di informazioni) sull’obiettivo, la capacita’ di valutare punti deboli e punti forti e l’uso di stratagemmi multidimensionali (dallo spoofing sui sistemi all’inganno contro il fattore umano) mettera’ l’hacker in grado di vincere la battaglia prima di lanciare l’attacco vero e proprio.
Una volta entrati nel sistema e’ necessario compiere determinate operazioni per consolidare la propria presenza in modo anonimo: scaricare programmi, installare rootkit. Quindi azioni “classiche”; ma le azioni classiche sono codificate, l’avversario le conosce bene. Occorre quindi prendere tutti i libri che ormai affollano gli scaffali delle librerie e bruciarli; prendere la cartella coi vecchi tutorial di hacking e fare un bel wipe a 7 passate.

L’hacker deve agire in modo non prevedibile, deve compiere azioni non codificate, fingere una cosa e farne un’altra.

Non e’ una questione di sistemi operativi piu’ o meno “hacking oriented”; non si tratta di particolari strumenti o tools. L’attenzione si sposta dalla tecnica alla strategia, la chiave dell’hacking e’ la Mente,
la capacita’ di valutare le situazioni, adattarsi alle circostanze, creare stratagemmi. L’hacker deve pianificare con calma e colpire con velocita’ estrema; deve arrivare con la velocita’ del Vento e fuggire con la fulmineita’ della Folgore.

C0NCLUSi0Ni
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Sarebbero tante le cose da dire sugli argomenti qui trattati. Forse tornero’ in futuro a parlare in modo piu’ dettagliato dei temi qui trattati e del loro legame con l’hacking (anzi, la pirateria…).
In questo articolo abbiamo navigato tra argomenti apparentemente lontani, abbiamo cercato collegamenti, inseguito suggestioni.
Proseguite la navigazione sulle rotte che piu’ amate, issate il “jolly roger” e non smettete mai di inseguire l’Utopia Pirata.

[Anonimo]


Author: Saverio Rizza Categories: Lavoro

Auguri ;)

2 gennaio 2009

E’ l’inizio del nuovo anno, un anno speriamo ricco di codice, esperienze e scoperte interessanti :)

Nonostante il tempo trascorso dopo la chiusura ufficiale della “zine” elettronica OndaQuadra, annebbiata dagli impegni di ognuno di noi, oggi e sempre, le parole di Tritemius indicano il sentimento che ci pervade..

” OndaQuadra, l’inaudito battito elettronico di cui avvertiamo l’esistenza quando il bagliore del monitor ci illumina, e l’informazione trasportata dalla luce si proietta giu’ nella nostra coscienza.

OndaQuadra vuole trovare la Bellezza nei cicli di clock, la Poesia tra i datagrammi, e come l’albatro di Baudelaire e’ incurante degli scherni.

OndaQuadra e’ la volonta’ di fuggire dall’alienazione industriale e dallo sradicamento metropolitano, dalla solitudine esistenziale dell’epoca che conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla, l’epoca in cui abbiamo tutto ma abbiamo perso noi stessi.

Un tuffo nella realta’ digitale come una Catarsi, dalla quale riemergere trasfigurati, pronti a intrecciare nuovi rapporti umani piu’ veri della realta’ mediocre e banale che il destino ci riserva.

L’OndaQuadra e’ quindi un sogno da affrontare con umilta’ e meraviglia, rinunciando ai pregiudizi e ai luoghi comuni, camminando verso il sole, facendo cadere le ombre dell’insulsa polemica e dell’invidia alle nostre spalle.

OndaQuadra, l’urlo del nostro cuore di silicio! Un urlo assordante, un monito tremendo ai nemici della liberta’, del sopruso, della prepotenza, nel ciberspazio e nella vita reale.

Straordinari sono gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.

Possibilita’ infinite di comunicazione. Facciamo che questi strumenti servano per creare una nuova visione del mondo. Utopia e realismo, sogno e concretezza. Iniziamo Noi, qui e ora, ad ascoltare, e ad aiutare in modo disinteressato chi non conosce questo mondo, a non farlo sentire un idiota, un emarginato.

Che miseria, la divisione tra clan, tra fazioni. Misero chi cerca un nuovo potere nel ciberspazio! Nuovi sacerdoti, con paraocchi infiniti e cravatte mentali, tornate nei vostri templi, nelle accademie. Nuovi burocrati, conquistadores, qui non siete graditi.

Cosi’ come non sono graditi i furfanti, i teppisti, gli arrivisti, i fanatici di tutte le risme, gli autoritari, gli amanti delle grandi firme e delle cose per gente di un certo livello.

OndaQuadra aspetta chi vuole lavorare, creare, giocare con entusiasmo, chi vede nella tecnologia la possibilita’ di un uso non banale; chi non vuole servire le macchine, ma vuole servirsene per rendere meno idiota la propria permanenza sul globo terracqueo; chi comprende che l’infosfera ha un’importanza chiave nel nostro futuro, dal punto di vista sociale e culturale.

Noi apparteniamo alla stirpe dei senza re: scivoliamo nella Rete come ombre, traiamo ispirazione dal lampeggio del cursore, conosciamo il sistema nervoso della modernita’, ascoltiamo l’urlo assordante e silenzioso del cuore di silicio, la fuori e dentro di noi: OndaQuadra! “

BUON 2009!


Author: Saverio Rizza Categories: Lavoro

L’uomo stalla

14 novembre 2008

Uomo stalla che homo sei?

Il signor stallman che accoglie gli inviti presso le università degnando della sua presenza la platea a piedi scalzi e con la tazza sciamana da cui bere l’acqua, NON RILASCIA AUTOGRAFI.

e cosi fu giorno ventisei marzo dell’anno 2006 in cui una folla di studenti dell’università di Catania chiedeva una sua firmetta sul logo GNiU/LINUcS che felici custodivano tra le loro mani, ricevendo un poco cortese diniego dell’autografo ottenibile solo acquistando il libro dello stalliere.

stallman_Catania

homo de panza senza sostanza.


Author: Saverio Rizza Categories: Lavoro

Got root?

11 novembre 2008
Author: Saverio Rizza Categories: Fun picks

Vergini, ambo i lati [Virgins, both sides]

5 novembre 2008
Author: Saverio Rizza Categories: Fun picks

apt-get remove gelmini

3 novembre 2008
Author: Saverio Rizza Categories: Fun picks

Programmatori moderni [Modern programmers :]

20 ottobre 2008
Author: Saverio Rizza Categories: Fun picks